Un business mortale

E’ in vertiginoso aumento, secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale degli studi sulla pace (Sipri) con sede a Stoccolma, il business del mercato delle armi, che non conosce crisi. In Medio Oriente sono aumentate dell’86% le importazioni di armi nel quinquennio 2011-2016, in India del 43%, mentre tassi record vengono registrati in Vietnam e Qatar, con un aumento rispettivo delle importazioni del 202% e 245%. Tra queste l’India si propone come nuova “regina” delle importazioni balistiche, sbaragliando la concorrenza di Cina e Pakistan, occupando da sola il 13% dell’aerogramma riguardante l’acquisto di armi mondiali. Non a caso i paesi europei, gli Stati Uniti e la Russia hanno diminuito i loro acquisti militari. Sono proprio loro infatti i maggiori produttori ed esportatori di armi con gli U.S.A che occupano il gradino più alto del podio davanti a Russia, Cina, Francia e Germania, con un aumento del 21% di esportazione durante il secondo mandato Obama. L’Italia non fa eccezione, con un aumento del 22% delle esportazioni, meritandosi il titolo di terzo miglior produttore di armi per Paesi quali Pakistan, Emirati Arabi, Taiwan, Finlandia e Israele, del quale siamo anche il terzo miglior cliente. Tra gli anni 2007-2011 e gli anni 2012-2016 il mercato delle armi è aumentato dell’8% con cifre record che, sempre secondo lo Spiri, occorre tornare al 1990 con l’Unione Sovietica per trovare dati simili. Esportatori di diritti, cultura e innovazione o di morte e paura? Per fortuna finché non spariamo abbiamo la coscienza pulita.

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