Il mondo deve ricordarsi di noi

Vivere per cosa? Per chi? ma soprattutto perché? Sono domande che da sempre hanno accompagnato la vita dell’uomo. Interrogativi che nella società odierna sembrano non avere più gran peso.

“Si vive per lasciare qualcosa, per ricordare al mondo che sei esistito.” È così che Gabriele studente di biotecnologie risponde.

Nella società liquida di Bauman dove anche il valore della vita sembra essere perso,  alla domanda perché si vive, i giovani studenti della Bicocca rispondono con chiarezza e  grande fermezza, ribadendo il più delle volte che,  nonostante il quesito non venga ancora preso in grande considerazione,  si viva per lasciare un segno, raggiungere un obbiettivo e trovare la motivazione che li spinga a raggiungere la vita che sognano. Il “suicidio – dice Camilla – non lo capisco, appena sento di un qualcuno che perde la vita in questo modo, non comprendo come questo non sia riuscito a trovare un’altra strada per risolvere i propri problemi”.

Dai dati raccolti ne emerge un  panorama molto positivo, allora perché si sente parlare sempre più spesso di suicidio di giovani? Sarà, dunque, per tutti così?

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