Si vive per condividere…

“Che cosa si vive a fare?” Questa la domanda – apparentemente banale – posta alle “cavie” dell’edificio U9 dell’Università Bicocca. Secondo Alessandra, 20 anni, studentessa di ottica optometria, “nasciamo già con uno scopo anche se non sappiamo quale sia”. Invece Steve, studente ventunenne di fisica, pensa al contrario che non vi sia uno scopo prefissato e che ognuno trovi un obiettivo nel corso della vita. “È una domanda difficile – dice – a cui è complicato rispondere”.

Massimiliano, 20 anni, laureando in matematica, dà una risposta piuttosto pratica, che sembra lasciar traspparire il suo ottimismo nei confronti del senso del nostro viaggio su questa Terra: “Viviamo per lasciare un mondo migliore alle generazioni future”, dice con fare deciso.

Più pensieroso invece è stato il suo amico Paolo, 19 anni, definitosi provato dalla lezione di fisica, tremenda per la prima ora del lunedì mattina. In una maniera che mi è parsa quasi “filosofica”, mi risponde che secondo lui “si vive per creare e per realizzarsi attraverso la creazione”.

Breve, concisa e decisa è stata la risposta della professoressa Crippa, docente di Statistica per la Ricerca Sociale per il corso di Scienze Psicosociali della Comunicazione: mostratasi fin da subito disponibile e incuriosita dalla domanda, dopo avermi chiesto di quale lavoro si trattasse, ha esordito con un deciso “Si vive per condividere”.

Le facce improvvisamente in preda al panico e lo sguardo perplesso della maggior parte degli intervistati mi hanno – azzarderei – divertito e incuriosito. Potrebbero forse essere un segno del fatto che non siamo troppo abituati a porci domande così complesse o che, comunque, non siamo abituati a darvi o semplicemente a cercare una risposta.

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