What are you living for?

Cosa si vive a fare? Spesso si arriva ad un punto della propria vita in cui, per un qualche motivo, ci si pone questa domanda. Nasciamo, studiamo e lavoriamo, vinciamo e perdiamo, gioiamo e soffriamo, ma la domanda rimane sempre la stessa: perché si fa tutto questo? Qual è il motivo che ogni mattina fa alzare dal letto tutte le persone? Per farmi un’idea su cosa ne pensassero i giovani di oggi sono andata a chiederlo ad alcuni studenti dell’Università di Milano Bicocca.

Le risposte che ho ottenuto si possono dividere in due gruppi: quelle più “sognatrici” e quelle più pragmatiche. Nel primo gruppo rientra l’opinione di Alice, studentessa di Chimica in visita dalla Statale di Milano, che afferma che si viva per viaggiare e per fare più esperienze possibili, sia nel bene che nel male, e che tutte queste esperienze messe assieme costituiscano ciò che si chiama “vita”. Subito dopo parlo con Chiara, studentessa di Matematica, che, scherzando un po’, mi dice che si vive per ridere e per raggiungere una felicità quasi utopica.

Del secondo gruppo, invece, quello più funzionalista e concreto, fanno parte le opinioni di Davide e Francesca, rispettivamente studenti di Informatica e Matematica, che pensano che il motivo per cui si vive sia quello di realizzare i propri obiettivi, di concretizzarsi e sentirsi appagati, senza sprecare tempo dietro a cose inutili.

Un po’ fuori dalla massa ascolto le parole di Gabriele, studente di Chimica, che, per sua stessa ammissione, mi confida di essere in un periodo buio della sua vita, e per questo motivo pensa che si viva solo perché “è scritto così”, senza un vero motivo, lasciandosi trasportare dagli eventi.

Ciò che ho notato andando in giro a raccogliere opinioni inerenti un quesito relativamente semplice è che tutti all’inizio rimangono spiazzati, senza parole, quasi fosse un compito di logica impossibile da risolvere. E’ davvero così difficile rispondere a questa domanda per un ragazzo/ragazza di vent’anni o è a causa della routine frenetica in cui noi tutti siamo risucchiati se non si riesce più a riflettere su una questione tanto semplice quanto profonda? Perché non ci si chiede più il senso della vita? Magari non ce n’è più uno? “Ai posteri l’ardua sentenza”.

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