Dopo un errore il cervello va in tilt

Nei momenti direttamente successivi a una scelta sbagliata c’è una più alta probabilità di fare altri errori: è questo quanto emerge da uno studio eseguito da Buzzell e colleghi alla George Mason University in Fairfax.

Dagli errori si impara, certo, ma il cervello ha bisogno di tempo per metabolizzare l’errore e apprendere da esso. Ci sono regioni del nostro cervello che si accorgono dell’errore commesso e pensano di poterlo sistemare per far tornare tutto alla normalità ma, a volte, questo sistema di salvataggio può ritorcersi contro se stesso e portare danni ulteriori.

“Pare ci sia una finestra di tempo in cui, dopo aver commesso un errore, il cervello va in tilt” sostiene  Jason Moser, psicologo della Michigan State University.

Lo studio monitorava l’attività cerebrale di 23 soggetti mentre questi eseguivano un compito molto semplice: su uno schermo venivano proiettati due cerchi e i soggetti dovevano sollevare una mano se i cerchi proiettati erano dello stesso colore e l’altra se erano di colori diversi.

In caso di risposta errata gli sviluppi successivi sono stati di due tipi. Se tra un’immagine e l’altra c’era almeno un secondo di pausa l’errore precedente non influiva sulla risposta successiva ma se l’immagine successiva veniva proiettata con tempistiche inferiori, come ad esempio 0,2 secondi, nel 10% dei casi i soggetti hanno risposto in maniera errata.

L’attività rilevata della corteccia visiva dei partecipanti mostra come, dopo aver commesso l’errore, l’attenzione rivolta all’esercizio cala vertiginosamente, cosa che porta a sbagliare il quesito successivo.

Tutto ciò si riflette poco nella vita quotidiana perché solitamente le persone hanno tempo di riflettere dopo aver commesso un errore, prima di prendere un’ulteriore decisione ma in attività come guidare o suonare uno strumento bisogna cercare di limitare l’errore in modo da non cadere in questa trappola, che potrebbe portare a problemi più gravi.

 

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