Dormito poco? Tranquillo, non muore nessuno

Quando un individuo sperimenta la privazione di sonno, diventa meno abile a riconoscere espressioni facciali ed emozioni. Questo è il risultato di uno studio condotto dall’Università dell’Arizona, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Neurobiology of Sleep and Circadian Rhythms.

La ricerca prevedeva la visione, da parte dei soggetti, di fotografie che ritraevano sempre lo stesso viso con espressioni facciali diverse, in particolare quelle correlate alle emozioni di paura, felicità, tristezza, rabbia, sorpresa e disgusto. Non bastava però mostrare le espressioni base, poiché erano troppo facilmente riconoscibili: per questo le fotografie presentate venivano create a computer tramite un programma specifico in modo che ogni volto comprendesse due espressioni in diverse percentuali.

I partecipanti dovevano poi indicare quale delle sei emozioni era maggiormente espressa dal volto che stavano osservando, in un caso dopo essere stati privati del sonno e, nell’altro caso, dopo essersi riposati adeguatamente.

I ricercatori trovarono che nelle foto che possedevano il 90% di una particolare emozione il riconoscimento di questa era immediato, indipendentemente dal sonno. Coloro che ne erano stati privati avevano però una maggiore difficoltà ad identificare le espressioni più sottili di felicità e tristezza, ma nessuna difficoltà ad identificare le altre.

“Se qualcuno sta per farti del male, nonostante la deprivazione del sonno, dovresti essere in grado di riconoscerlo. Capire se una persona è triste o meno non è così importante in situazioni di pericolo, quindi se qualcosa deve calare con la mancanza di sonno, è giusto che sia l’abilità di riconoscere emozioni sociali.”. Queste le parole di Killgore, uno dei ricercatori che ha condotto lo studio, convinto che nell’uomo alberghi pur sempre un istinto alla sopravvivenza, per cui rimangono sempre attivi i recettori di segnali di pericolo, nonostante la stanchezza.

 

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