Bambini ed effetto primacy

Ogni anno la Terra conta circa 15 milioni di nascite, molte avvenute prematuramente. I nati prematuri sono infatti costretti a passare le loro prime settimane di vita in terapia intensiva neonatale; da qui l’idea della neuroscienziata Nathalie Maitre di compiere uno studio su questi neonati.

Maitre e colleghi hanno voluto studiare come il cervello dei bambini rispondesse ad un “very gentle and very weak touch”, ovvero ad un minimo contatto con il mondo: quello che i bambini esperivano era un piccolo ‘soffio’, piú o meno piacevole, sul palmo della mano. Gli studiosi si sono concentrati sul ‘contatto’ in quanto esso viene considerato la base della comunicazione figlio-genitore. Le risposte di questi piccoli cervelli venivano misurati tramite un elettroencefalogramma.

I risultati dello studio, pubblicati su Current Biology il 16 marzo 2017, dimostrano che il tipo e la quantità di contatti che un neonato ha nei primi giorni di vita, possono influenzare la percezione di contatto che l’individuo avrà in futuro.

Sono stati testati 51 bambini prematuri dopo 28 giorni di permanenza in ospedale e 55 nati a termine 9 mesi dopo 3 giorni dalla nascita: le risposte cerebrali dei prematuri risultavano piú deboli e quindi piú malleabili. Per questo motivo gli scienziati credono che tramite determinati ‘primi’ contatti, si possano modellare e determinare le percezioni di una generazione futura.
Per esempio se il neonato viene esposto ad un soffio lieve, in un futuro avrà la stessa identica percezione di esso. Le prime esperienze siano esse visive, uditive o tattili possono influenzare la crescita di una persona, per questo il consiglio ai genitori è quello di prestare accurate e giuste attenzioni ai propri figli, per garantire loro il migliore inizio possibile!

 

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