Giulia: 25 anni, un bar e niente paura

Milano, Corso XXII Marzo. All’angolo con via Camillo Hajech si trova il “Bi Bip Bar”, un piccolo locale gestito da Giulia, una ragazza 25enne. Spesso, particolarmente in Italia, ci si stupisce di trovare dietro al bancone una persona giovane, soprattutto perché ci si aspetta che una ragazza non sia in grado di sostenere il ritmo della vita in un bar.

Giulia mi conferma questa impressione anche da parte di alcuni dei suoi clienti, ma prontamente mi risponde che, a prescindere dal sesso, se si sta bene psicologicamente, se si è contenti di ciò che si fa, si può anche essere in grado di affrontare una giornata massacrante dal punto di vista fisico. Giulia mi spiega che ha rilevato l’attività dal suo precedente proprietario, nonché suo ex-capo, giusto 10 giorni fa, e che il suo bar è ancora un “cantiere aperto”.

Voglio fare mio questo bar in ogni modo possibile, voglio dargli la mia impronta sia esteticamente sia per quanto riguarda il servizio offerto, solo che ovviamente c’è bisogno di tempo, e lavorando quasi 14 ore al giorno dal lunedì al sabato non è proprio semplice”. “Ovviamente – continua lei – non lavoro da sola, ma sono affiancata sia da una mia amica, che aveva già diversa esperienza in questo settore, che da mia sorella, la quale sta ancora imparando a destreggiarsi in questo mondo”.

Mi viene quindi spontaneo chiederle cosa l’abbia spinta a buttarsi in un’avventura simile, considerando quanto sia difficile ultimamente in questo paese portare avanti un’attività propria.

Effettivamente non mi sono buttata in nulla di completamente nuovo: lavoravo qui già da un anno e mezzo e sapevo a cosa andavo incontro. Ciò che mi ha spinto a prendere questa decisione è stata la voglia di essere indipendente, di veder nascere tutte le idee che ho in testa e non un eventuale profitto, anche perché in un bar non c’è mai un incasso fisso, varia da giornata a giornata”.

Quando le domando quale sia la cosa più appagante e stimolante del suo lavoro, soprattutto quando arriva stravolta a fine giornata, mi risponde, con una semplicità disarmante, che sono i continui stimoli nuovi: “Non sai mai chi ti puoi trovare davanti: nel bar puoi servire un caffè ad uno dei più illustri avvocati del momento ma anche alla classica signora in giro a far compere. Inoltre non si tratta solo di offrire un prodotto, ma anche di entrare in relazione con una determinata persona. Poi vedere che proprio queste persone continuano a tornare nel tuo bar è una soddisfazione unica, perché sai che, nel tuo piccolo, sei entrato a far parte della loro quotidianità”.

Ringrazio Giulia per la bella chiacchierata e le prometto che andrò presto a bere un caffè da lei. Sicuramente lo berrò alla faccia di chi dice che i giovani d’oggi non si mettono più in gioco.

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