La morte bianca del corallo

La Grande Barriera Corallina è morta (o quasi). Durante lo scorso anno la struttura corallina più importante per dimensioni ha subito uno sbiancamento senza precedenti. Questo è stato causato dal temporaneo aumento della temperatura marina fino a +4°. Ciò ha portato allo sbiancamento del 90% dei coralli e alla conseguente morte del 20% di questi. I dati provengono dallo studio condotto dalla rivista Nature. Quello in corso è il terzo episodio su scala globale da quando lo sbiancamento di massa è stato registrato per la prima volta negli anni Ottanta. Delle 171 barriere monitorate (con una lunghezza complessiva di 2300 km), il 43% ha subito lo sbiancamento nel 1998, il 56% nel 2002 e l’85% nel 2016. Meno del 10% delle barriere non ha mai subito questo danno. Lo studio si è concentrato su questi episodi proprio per distaccarsi dal pensiero che il “bleaching” sia un problema individuale di alcune barriere. Così emerge che partecipano alle cause anche la qualità dell’acqua e la pesca troppo invasiva. Questi fattori contribuiscono quindi a danneggiare il corallo in tempi più brevi di quelli impiegati per il recupero.

La parte più colpita è quella a Nord, dove sono scomparsi due terzi dei coralli. Anche la regione meridionale avrebbe subito la stessa sorte  se non fosse stata in parte “salvata” dal ciclone Winston, che ha contribuito ad abbassare la temperatura dell’acqua.

I ricercatori dell’Istituto Australiano di Scienze Marine (AIMS) spiegano che le barriere coralline sono poco diffuse, coprono appena l’1% dei fondali, ma danno casa ad un quarto delle specie marine. Sono quindi fondamentali per la biodiversità terrestre.  Lo sbiancamento è il fenomeno che causa la perdita dei colori dei coralli, e che spesso ne determina la morte, in quanto questi risultano fisiologicamente danneggiati. Molti coralli sono in simbiosi con le alghe zooxanthellae, responsabili dei colori brillanti. Queste sono fondamentali perché forniscono il 90% del fabbisogno energetico per la crescita e la riproduzione. Con l’aumento delle temperature le alghe producono radicali liberi tossici.

Purtroppo il fenomeno di sbiancamento è in atto anche in questo momento, sebbene in modo meno grave rispetto allo scorso anno. Se le emissioni di anidride carbonica non diminuiranno, entro fine secolo gli oceani saranno più acidi del 150%, una condizione che non si verifica da almeno 20 milioni di anni.

L’unico modo per preservare le barriere coralline ancora in vita è prendere provvedimenti drastici ed immediati contro il riscaldamento globale. “Gli allarmanti risultati devono essere presi in seria considerazione, la situazione è grave ” questo il commento di James Guest, ecologista dell’Istituto Hawaiano di Biologia Marina di Honolulu, che non ha partecipato allo studio.

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