In Italia prende piede lo Smart Working

Lo Smart Working in Italia è una realtà sempre più concreta, soprattutto nelle grandi aziende. Con questo termine si fa riferimento alla possibilità offerta ai lavoratori di avere un ampio margine di discrezionalità nella scelta delle modalità lavorative, in particolare per quanto riguarda il luogo e gli orari.

Enel ad esempio, negli scorsi giorni ha deciso di ampliare il personale “smart” da 500 a 7000 unità, che avranno la possibilità, un giorno alla settimana, di lavorare fuori dall’ufficio. La stessa opportunità è stata concessa ad un centinaio di dipendenti della Ferrero; l’azienda di Alba ha deciso infatti di avviare una sperimentazione di circa sei mesi, al termine della quale verrà presa in considerazione la possibilità di espandere il progetto.

Il 2016, secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, è stato un anno di svolta. Le grandi aziende ad aver attuato progetti strutturati di Smart Working sono infatti aumentate del 13% rispetto al 2015, andando così a costituire il 30% sul totale. Gli Smart Workers rappresentano il 7% del totale di impiegati e dirigenti e sono circa 250 mila (il 40% in più rispetto al 2013). Dall’analisi emerge che essi, rispetto alla media, sono decisamente più soddisfatti riguardo allo sviluppo professionale e alla carriera; in particolare, il 41% degli Smart Workers da una valutazione eccellente rispetto al 16%  del campione complessivo.

I numeri del 2016 parlano chiaro ed il 2017, con esempi come quelli di Enel e Ferrero non può che promettere bene.

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