10, 100, 1000 Bicocca Lab!

Ho sempre pensato che insegnare qualcosa a qualcuno volesse dire mettersi a disposizione, cercando di stimolare la motivazione a scoprire le cose da sé, divertendosi anche un po’ nel farlo. Insomma, aiutare gli altri a trovare la propria strada, senza imporre percorsi obbligati. Anche la matematica funziona così, per come me la ricordo, e si può arrivare allo stesso risultato in modi diversi. Dal 2012, anno in cui ho avuto il primo incarico al Laboratorio di Comunicazione Giornalistica della Bicocca di Milano, ho evitato slide preconfezionate, preferendo il gessetto e la lavagna, sulla quale come per magia si materializzavano grafici e istogrammi, semplicemente ponendo agli studenti qualche domanda. Segreto: le crocette ben ordinate formano barrette e con qualche calcolo a mente vengono fuori le percentuali, di cui i giornalisti vanno sempre matti. Per stupirli da subito, dicevo: ecco i numeri, ecco i grafici, giocate come ho fatto io coi numeri e tirateci fuori un pezzo di 2.000 battute tipo ANSA. La fonte della notizia? Siete voi, che rappresentate un bel campione di studenti universitari e avete diritto di parola. Con l’accordo che, per qualsiasi difficoltà o curiosità, ero lì apposta con la mia esperienza, se fosse servito qualche “trucco” del mestiere. Loro sempre più incuriositi, io sempre più divertito e soddisfatto dai loro progressi. Gli anni passano e il metodo si evolve, fino a quando, quest’anno, ho avuto un’idea che mi ha colpito per la sua rivoluzionaria semplicità. Proporre agli studenti di creare una vera e propria testata giornalistica. Basta con le simulazioni, i pezzi si scrivono e si pubblicano per davvero. Il laboratorio – che ho sempre voluto nei laboratori di informatica, con un pc funzionante connesso a internet per ciascuno studente – diventa una vera redazione. E i pezzi pubblicati valgono per l’iscrizione all’Ordine. Detto fatto. L’idea si è sviluppata a ritmo incalzante, e se non ho mai proposto contenuti, questa volta non ho proposto neanche il metodo e lo “stile”: auto-organizzazione degli studenti, con mia supervisione certo, ma liberi di trovare la propria strada, di far sentire la propria voce a modo loro, prendendo mano a mano coscienza di poter essere loro stessi non soltanto i giornalisti di domani ma anche la sorgente viva della nuova informazione. Non ho mai visto studenti più appassionati. Non ho mai imparato così tanto in così poco tempo. Semplicemente mettendomi a loro disposizione…

Questa è la storia di Bicocca Lab.

Tutto si svolge in 24 ore. Sì, tutto quanto è stato immaginato, progettato e realizzato in un sol giorno. Difficile da credere, ma è la realtà. È il risultato del lavoro di squadra dei 30 studenti del Laboratorio di Comunicazione Giornalistica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, anno accademico 2016-2017.

In 24 ore, spalmate in 6 incontri da 2, gli studenti hanno vinto una sfida che sembrava impossibile. Hanno creato da zero una testata giornalistica a tutti gli effetti, decidendone la linea editoriale, le sezioni da sviluppare (i “desk”), gli argomenti da seguire, il format degli articoli, la grafica, le immagini e lo stile di scrittura. Il magazine Bicocca Lab si è trovato così ad essere lo specchio fedele di chi oggi ha 20 anni o poco più, uno specchio che anticipa le tendenze di un domani possibile, tutto da costruire, un’esperienza da studiare a fondo, un modello spontaneo da cui imparare.

In 24 ore abbiamo impostato, scritto e pubblicato più di 200 articoli sui temi della ricerca scientifica, della salute, del business, della tecnologia, delle nuove culture, dello sport, seguendo da vicino l’attualità e fornendo uno spaccato sui nuovi stili di vita con la sezione “lifestyle”. Tutti gli articoli risultano indicizzati sui motori di ricerca e in posizioni preminenti.

Abbiamo pubblicato 3 “speciali”. Il primo, dal titolo Perché viviamo?, è frutto di una Action Research condotta dagli studenti del laboratorio su oltre 80 coetanei, attraverso interviste a domande aperte che hanno dato la voce per la prima volta a chi di solito è soltanto il target passivo di campagne pubblicitarie, senza diritto di parola: i cosiddetti “millennials” – etichetta troppo stretta per chi è lucidamente consapevole che non è più il momento di aspettarsi da altri le chiavi della propria vita.

Nel secondo speciale, gli studenti hanno teso il microfono alle persone comuni, quelle che non sono abituate a stare sotto i riflettori, ma hanno pur sempre vite da raccontare: lo speciale Storie raccoglie queste belle interviste. In ultimo, la redazione ha deciso collegialmente di calarsi nel mondo dei Brand, effimero solo all’apparenza, coinvolgendo i coetanei in una indagine che ha messo in luce i comportamenti e le intenzioni reali dei giovani d’oggi di fronte al quotidiano mercificato.

Sono stati inoltre realizzati servizi in esterna da un inviato davvero speciale, la nostra “sportiva giornalista” Susan Dendena, che da EuroValencia 2017 ha riportato con entusiasmo i successi ottenuti dagli studenti del CUS di Milano-Bicocca nelle categorie volley, calcio, calcetto e tennis, con una intervista esclusiva allo studente della Bicocca Hamza Aglaib, tennista che ha vinto l’oro a Valencia, dal titolo fuor di metafora Quando lo sport ti cambia la vita.

Senza l’aiuto di nessun ufficio stampa o agenzia di comunicazione, quanto stavamo facendo in laboratorio ha richiamato velocemente l’attenzione degli organi di informazione, che hanno voluto sapere di più sul progetto, cogliendone la portata innovativa e la grande motivazione degli studenti, per la prima volta liberi di decidere da sé, non soltanto dei contenuti, ma anche dei metodi.

La giornalista Paola Molteni del settimanale Vero ha dedicato due pagine al nostro laboratorio, pubblicate nel numero del 28 aprile 2017, con tanto di intervista e fotografia al docente. Ritenendo particolarmente interessante il lavoro degli studenti, anche il notiziario istituzionale di Ateneo “BNews” ha deciso di intervistare l’intera redazione, in un servizio pubblicato nel numero di maggio 2017 dal titolo: BicoccaLab, così nascono i nuovi giornalisti. Qui il filmato dell’intervista agli studenti, pubblicato sul portale dell’Università.

Anche le “Storie” pubblicate nell’omonimo speciale hanno destato l’interesse della carta stampata: la giornalista Giulia Cazzaniga di Libero ha trovato molto curiosa quella di Simone, intervistato da Viola nell’articolo Ho lasciato la medicina per il trading. Ne ha fatto un pezzo a tre colonne. “Come ci si sente ad aver creato un personaggio?” ho chiesto a Viola, ancora incredula di avere avuto il “fiuto” giusto, quello dei giornalisti di lunga esperienza.

Bicocca Lab è stata registrata ufficialmente come testata giornalistica al Tribunale di Milano l’11 aprile 2017, al numero 130, per dare la possibilità agli studenti che vi collaborano volontariamente di mettere via un po’ di articoli a firma, validi per una futura iscrizione all’Ordine dei Giornalisti. Il direttore della testata è responsabile di quanto viene pubblicato: anche questo – come sa chi conosce il mestiere – è un modo per tutelare i redattori, in questo caso gli studenti (e l’Ateneo stesso), in caso di controversie.

Tutto questo in sole 24 ore? Beh, in realtà abbiamo fatto altro ancora. Come tutti gli anni, infatti, grazie alla disponibilità dei dirigenti del Gruppo Mediaset, siamo riusciti a organizzare in tempi rapidissimi una visita didattica alle redazioni giornalistiche e agli studi televisivi della più grossa realtà italiana privata del settore dei media: accolti con grande entusiasmo da giornalisti e amministrativi, gli studenti hanno potuto apprendere le strategie di sviluppo del gruppo e le nuove tendenze del giornalismo mondiale. Infine, anche quest’anno sono stati creati contatti per l’attivazione di stage nelle redazioni di radio, tv e uffici stampa, utili all’avviamento al mondo del lavoro e particolarmente apprezzati dagli studenti.

Ma quanto è costato? Più o meno 300 euro, per la registrazione della testata e il servizio di hosting della piattaforma. A copertura dei quali sono state utilizzate soltanto risorse personali del docente. Nessun contributo o finanziamento, nessun impegno economico è stato richiesto all’Università. Nessun webmaster è stato interpellato, nessun motore di ricerca pagato: docente e studenti hanno provveduto in modo autonomo a sviluppare la testata su una piattaforma di utilizzo comune, mettendo ciascuno a disposizione del gruppo di lavoro le proprie competenze e capacità.

Per salvaguardare la libertà editoriale della testata non abbiamo ospitato nemmeno inserzioni pubblicitarie, pratica comune per tutte le testate giornalistiche, perché il fine non era commerciale, ma esclusivamente didattico, a vantaggio degli studenti del laboratorio e anche dell’Ateneo, che ne ha ricevuto una bella pubblicità senza spendere un soldo, direttamente con Bicocca Lab e attraverso i media di ampia diffusione che hanno parlato dell’iniziativa.

Epilogo. Una volta, molto tempo fa, all’inizio della mia carriera un collega offrendomi un caffè mi disse: “Mozzoni, te lo dico da amico: vedi di rallentare il ritmo, perché così stai mettendo in crisi tutti gli altri”. Era il 1992. Sono passati 25 anni… E non è cambiato nulla. Peccato, perché in questo modo, come università, come Paese, non andiamo proprio da nessuna parte.

Marco Mozzoni

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