Differenze di genere in ambito lavorativo nell’Italia contemporanea

Non è un segreto che la figura femminile abbia sempre dovuto farsi strada a forza per poter ambire almeno lontanamente ai privilegi lavorativi riservati agli uomini, ma quanto davvero attualmente si è raggiunto e a quanto bisogna ancora puntare, in materia di diritti egalitari? Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), dagli anni ’70 ad oggi, si può parlare di una vera e propria inversione di tendenza per quanto riguarda le proporzioni di laureate donne e di laureati uomini del nostro Paese: contro la statistica di 5 decenni fa, che voleva che su 10 persone laureate 4,5 fossero donne, abbiamo sotto mano dei dati molto promettenti che vedono 6 donne laureate contro 4 uomini; sembra dunque che le donne abbiano maggiore accesso all’alta formazione. Diverse però le notizie riguardanti il tasso di occupazione: solo il 50% delle donne italiane risulta occupato, contro a uno standard europeo del 64%, rispetto a un 70% maschile, su uno sfondo europeo del 75,8 per cento. Questo scenario disequilibrato sembra confermato anche dalle differenze retributive: le donne che hanno completato gli studi terziari percepiscono addirittura il 30% rispetto ai colleghi uomini. Insomma, siamo molto lontani dal poter parlare di situazioni speculari tra i due sessi. D’altronde la figura femminile pare ancora relegata prevalentemente alla cura della casa, dalla cui l’uomo si esime in buona misura: il 19,2% della giornata di una donna viene impiegato nel lavoro familiare mentre solo il 7% di quella dell’uomo è destinata a questo scopo, un risparmio che garantisce secondo i dati maggior spazio a disposizione per il lavoro retribuito e gli spostamenti finalizzati per i maschi.

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