USA, rifiuta le cure: muore per anoressia

Chiede di morire: il giudice dice di sì. Questo è quello che è accaduto nel New Jersey ad Ashley G, trentenne statunitense in lotta con l’anoressia da ben 24 anni e con un passato di depressione e alcolismo. In cura presso il “Greystone Park psychiatric Hospital” di Parsippany da più di due anni, Ashley  superava appena i 30 chili e la sua densità ossea, a detta dei medici, era paragonabile a quella di una novantaduenne. Ciò che chiedeva era l’interruzione delle cure che la tenevano in vita. La giovane è morta dopo tre mesi dalla sentenza del giudice, Paul Armstrong, il quale ha accolto la sua richiesta di non essere sottoposta ad alimentazione forzata.

I procuratori, contrari alla sua richiesta, la definivano“ ingiustificata” dal momento che Ashley non soffriva di una malattia terminale e per questo assecondarla avrebbe significato “essenzialmente, permetterle di morire”. Al contrario Armstrong ha dichiarato di trovarsi di fronte ad una testimonianza “esplicita, consapevole,  intelligente, volontaria, decisa e credibile”. Il giudice ha fatto appello al fatto che il diritto del paziente di rifiutare le cure mediche è un principio inalienabile “del rispetto per l’autonomia, la dignità e l’autodeterminazione” del paziente.

Ashley ha visto così accolta la sua supplica ed è stata trasferita al Morristown Medical Center presso l’unità di cure palliative dove ha trascorso gli ultimi istanti della sua vita. Toccanti le parole del legale della donna, Edward G. D’Alessandro, che al New York Post ha dichiarato: “Sono grato che riposi in pace”.

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