Il senso della vita è sempre più terreno?

“Secondo te, cosa viviamo a fare?” Si potrebbe pensare che tutti cerchino una risposta a questa domanda, ma è proprio vero? Abbiamo intervistato alcuni studenti di Bicocca per sapere la loro opinione e sebbene siano stati scritti fiumi di parole sull’argomento, quasi tutti hanno trovato difficoltà a rispondere.

Emblematico è il caso di Mattia, 29 anni, che dopo qualche minuto di riflessione afferma: “Effettivamente non saprei cosa rispondere, non mi sono mai posto il problema”. Per chi il problema se lo è posto, invece, il soddisfacimento personale sembra essere l’elemento essenziale. Marzia, 22 anni, studentessa di Scienze del turismo dice infatti: “A mio parere l’uomo vive per soddisfare se stesso, i propri bisogni, come il lavoro o la famiglia”. La segue Noemi, 24 anni, che in maniera molto sintetica risponde: “Si vive per adempiere ai propri bisogni”.

Anche Luca, studente di 21 anni, inizialmente sembra seguire la stessa scia di risposte: “Vivere per lavorare, lavorare per vivere”, ma subito dopo cambia radicalmente il punto di vista sostenendo che: “Vivere solo in funzione del lavoro è brutto, per questo credo che si viva per divertirsi”.

Controcorrente, invece è la risposta di Laura, 24 anni:” Non penso che viviamo per una specifica ragione. Se siamo in vita è solo per una serie di causalità, così non credo che necessitiamo di un perché. Il che è bellissimo, poiché possiamo scegliere di fare di noi stessi ciò che vogliamo”. Se ad una domanda così filosofica ci saremmo aspettati risposte metafisiche come: l’amore, la felicità o l’amicizia, i giovani di Bicocca però ci smentiscono, fornendo per lo più risposte molto terrene e pratiche.

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