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Magazine del Laboratorio di Comunicazione Giornalistica di Milano Bicocca. Direttore Responsabile Marco Mozzoni. Registrazione Tribunale di Milano n.130 del 11/04/2017

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Italiani, tutto sommato soddisfatti della vita

Migiora nel 2016 la soddisfazione verso le condizioni di vita. Lo afferma una recente indagine ISTAT. Nel determinare il livello di soddisfazione complessiva è stata utilizzata una scala che andava da 0, corrispondente a “per niente soddisfatto” a 10, “molto soddisfatto”, e concorre una molteplicità di elementi di diversa natura: la condizione economica, la salute, ma anche aspetti relazionali e culturali.

Il livello di soddisfazione si riavvicina in media ai livelli del 2011, con un notevole aumento  rispetto al 2015, dove le persone altamente soddisfatte si aggiravano intorno al 35,1%, mentre nel 2016 sono il 41,0%. La quota di persone che esprime i giudizi migliori aumenta su tutto il territorio e in maggior misura nel Mezzogiorno, dove, tra il 2011 e il 2012, si era registrato il calo più marcato.

Dato particolarmente interessante è che la soddisfazione per la propria vita diminuisce all’aumentare dell’età: risultano altamente soddisfatti il 54,1% dei giovani tra 14 e 19 anni e il 34,4% degli ultra 75enni. Fanno eccezione le fasce d’età 35-44 e 65-74: in entrambi i casi la percentuale di coloro che indicano punteggi più alti è superiore rispetto alla classe di età che li precede.

Un altro fattore che influenza il giudizio di soddisfazione nei confronti delle proprie condizioni di vita è l’impiego: le persone attive nel mercato del lavoro o impegnate  in un’attività formativa, ad esempio gli occupati e gli studenti, sono le più soddisfatte ed esprimono più frequentemente punteggi alti, raggiungendo un voto medio rispettivamente di 7,2 e 7,4.

Anche la posizione nella professione influisce sul giudizio espresso: tra coloro che hanno un posto di lavoro, i dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti, insieme agli impiegati, dichiarano livelli di soddisfazione più alti (7,4) rispetto ai punteggi di operai e lavoratori in proprio (7,1 e 7,0). Le persone in cerca di occupazione (6,4) e le casalinghe (6,8) esprimono, com’era prevedibile, il giudizio più basso.

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