Un oceano di ricordi

“Pronto, nonna?” – “Ciao gioia!” rispose prontamente mia nonna al telefono con il tono più dolce del mondo. “Parlami di te, della tua vita in breve” aggiungo io, e da quel momento si è aperto in lei un oceano di ricordi tutti da raccontare.

Giuseppina, chiamata da tutto il paese ”Pina”, si racconta in questa intervista telefonica per condividere il suo vissuto con tutti noi e raccontarci come lei, arrivata a ben 84 anni di età, riesca ancora a trovare sfumature nuove in questa vita che la spingono a voler lottare contro le debolezze che la vecchiaia porta con sè.

Nata il 1 gennaio del 1933 in un piccolo paese della provincia bergamasca, spiega che la sua vita è stata tutt’altro che facile: il collegio, la povertà, la guerra e il fascismo; ma poi il dovuto riscatto alle sofferenze grazie all’amore della sua vita, la sua famiglia, i suoi figli e la sua devozione per Dio.

Ora, è arrivato il momento di lasciare a lei la parola:

“Sono nata in una famiglia dalle condizioni economiche tutt’altro che floride, ma in cui il valore della condivisione era all’ordine del giorno. Eravamo in molti e ogni cosa, seppur poca che fosse, andava divisa equamente senza capricci. Nella mia vita non posso affermare di aver avuto veri e propri interessi, sono dovuta crescere in fretta per potermi occupare di me stessa e dei miei fratelli, un tempo appena avevi la forza per poter camminare da solo dovevi farlo. Ho iniziato a lavorare molto presto e per molte ore al giorno, studiare un tempo era cosa per pochi. La maggior parte di noi, andava in collegio dove bisognava rimboccarsi le maniche facendo lavori manuali e chinare il capo alle regole e ordini imposti. Qui ho imparato fin da piccola come il mondo dei grandi fosse veloce e complesso, di come per farti spazio in un mondo di uguali devi darti da fare perchè nulla è dovuto, e infine di come la disciplina fosse importante per il rispetto delle persone e degli ambienti. Questa esperienza mi ha fortificata in un certo senso per affrontare il tempo della guerra, il periodo più difficile della mia vita che mi ha segnata in modo indelebile. Un ricordo nitido in una memoria ormai prossima al declino data la mia età. Durante la guerra e il periodo del nazi-fascismo ho visto con i miei occhi fino a dove può spingersi l’uomo per prevalere sull’altro, di quanta aggressività e odio può avere verso i più deboli e verso chi non ha colpe. Questo è stato il primo momento della mia vita in cui ho avuto davvero la paura di morire e di perdere tutto. E’ una paura diversa dalla morte a cui penso ora: da piccola avevo poca coscienza di cosa realmente potesse significare. Ora ho paura di non poter vedere più un giorno i miei nipoti e i miei figli realizzarsi ed essere felici; poi vorrei rimanere qui anche solo per vedere cosa potrà raggiungere l’uomo con le sue mille scoperte che sembrano non avere un fine.”

“Nonna, ancora due minuti: cosa ti spingeva a vivere prima e cosa ti spingere a vivere oggi?” replico ancora:

“Prima vivevo per poter realizzare la mia persona tramite il lavoro e la famiglia, per poter amare il mio caro marito Sergio che ora non c’è più ma con il quale ho superato grandi difficoltà e condiviso enormi gioie. Ora vivo un po’ per dovere, un po’ per piacere: non è facile quando le gambe iniziano a non seguirti, quando per star bene devi prendere una miriade di pastiglie e quando non ti ricordi bene ciò che hai detto e a chi lo hai detto. Ma mi ritengo fortunata ad essere arrivata fino a qui ed aver realizzato la mia persona. La mia forza oggi, è il saper di poter essere utile. Quando mi vengono a trovare o mi chiamano i miei nipoti o i miei figli, il mio cuore si riempie di gioia.”

“Un’ultima domanda nonna, c’è qualcosa che vorresti dire alle generazioni future?”

“Ci sarebbero molte cose da dire, ma è meglio che ognuno di noi faccia le sue scelte di vita come meglio crede. Però vorrei consigliare ai giovani di avere fede, di credere in se stessi e di sviluppare una propria personalità. Il mondo che c’è oggi presenta molti problemi, ma ci sono cose che la mia generazione non avrebbe mai immaginato si potessero realizzare. E’ importante non perdere di vista i valori sostituendoli con la tecnologia, ma bisogna trovare il modo di far convivere entrambi. Non siate pessimisti, nutritevi di speranze e inseguite i vostri sogni finché potete.”

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