Io non lo so cosa vivo a fare

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual; scegliete il fai da te e chiedetevi chi siete la domenica mattina.

“Io non lo so cosa vivo a fare, è un meccanismo naturale”, dice Ivan. Ha 19 anni e nel 1996, quando Trainspotting usciva nei cinema di tutto il mondo, non era nemmeno nato. Un invito, quello a scegliere la vita, che agli occhi di molti pecca di ovvietà; Riccardo obietterebbe che è la natura ad avere l’ultima parola, che non spetta a noi decidere e a 20 anni non trova altra ragione alla nostra esistenza.

È una partita, questa, che non abbiamo scelto di iniziare e che molti, purtroppo, scelgono di non continuare. Quando le maggiori testate mondiali espongono ai riflettori le decine di casi di suicidi trasmessi live su Facebook, non ci resta che chiederci: ma cosa si vive a fare?

Deborah, che ha 21 anni e studia Scienze dell’Educazione, sostiene che lo scopo della vita sia l’esistenza stessa, con tutto quello che essa comporta. Curioso è notare che finora non sembra esserci altra strada, se non quella di prendere la vita così come viene: sono solo in tre a sottolineare che, comunque vada, l’unica cosa che conta è lasciare un segno. Qualcuno si dedica ai propri hobby, lavora duramente per raggiungere i propri scopi, come Sonia, che studia Biotecnologie e già si vede laureata ed in carriera.

Rimboccarsi le maniche quindi, è l’idea che torna alla ribalta 20 anni dopo e che lascia spazio al consumismo e alla frivolezza che piace tanto attribuire alla generazione 2.0. In conclusione, aldilà di qualsiasi dissertazione filosofica, forse ha ragione anche Alessandro, che a 25 anni si prende il diritto di peccare di concretezza: “In fin dei conti, viviamo per lo stipendio a fine mese”.

 

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